lunedì 15 dicembre 2008

Concetto di disabilità

La concezione sociale di disabilità è cambiata nel tempo: essa non è più solo un attributo della persona, ma un insieme di condizioni potenzialmente restrittive derivanti da un fallimento della società nel soddisfare i bisogni delle persone e nel consentire loro di mettere a frutto le proprie capacità.
Le definizioni proposte dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1980 erano le seguenti:
- Con "menomazione" veniva definita la "perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica".
- Con "disabilità" si intendeva "qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano.
- Con "handicap" veniva definita la "condizione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una disabilità, che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età, al sesso e ai fattori socioculturali".

Da queste definizioni emerge che l'handicap è una condizione soggettiva, che dipende dalle esigenze della persona disabile: una persona sulla sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non avere un handicap se venissero eliminate tutte le barriere architettoniche e non le fosse precluso alcun aspetto della vita sociale.

Un successivo documento pubblicato dall'OMS nel 2001 ha parzialmente abbandonato questa impostazione, per giungere ad una classificazione "positiva", che parte da uno stato considerato di "salute" per dire se e quanto ciascuno se ne discosti. Questa nuova classificazione non riguarda solo le persone con disabilità, riguarda tutti, ha uso e valore universale.
La classificazione è composta da cinque macroclassi, a loro volta divise in ulteriori classi e sottoclassi:
- Funzioni corporee (funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, incluse le funzioni psicologiche)
- Strutture corporee (parti anatomiche del corpo come arti, organi e loro componenti)
- Attività (esecuzione di un compito o di un'azione da parte di un individuo)
- Partecipazione (coinvolgimento di un indivuduo in una particolare situazione di vita)
- Fattori ambientali (caratteristiche del mondo fisico, sociale e degli atteggiamenti, che possono avere impatto sulle prestazioni di un individuo in un determinato contesto).

Da un concetto restrittivo di disabilità si è passato ad un concetto più esteso che ricopre sia la restrizione di attività sia la limitazione della partecipazione. Di fatto, in questa definizione allargata sono oggi ricomprese le cosiddette categorie deboli, come ad esempio gli anziani.

L'intervento non può ridursi all'intervento sulla persona, ma dovrà considerare il sistema comunicativo e relazionale nel quale il soggetto è inserito per ridurre le barriere sociali e per uniformare gli obiettivi e le strategie d'intervento. Per questo ci deve essere l'integrazione di un intervento di tipo sanitario con altri di tipo riabilitativo e sociale: "la presa in carico" della persona da parte dei servizi significa considerare le sue limitazioni fisiche, ma anche l'analisi e il ridimensionamento di quelle psicologiche, sociali, professionali, nell'obiettivo di un miglioramento della qualità della vita.

CI SIAMO ANCHE NOI


"Non c'è più traccia di angeli chiusi nel ghetto,
di solitudine umida e autunnale;
non c'è più impronta di creature tremanti,
che appassiscono dentro il loro bozzolo di
spasmi e insonnia; le ombre non sono più macchie,
il silenzio dei visi non più un rumore di lutto.

Ci sono invece creature ebbre di vita, impastate,
magicamente ammorbate di vita e lavoro;
creature che camminano, disegnano, plasmano,
studiano, si amano, si rinnovano, come usano fare
gli invitati ad una festa che è esclusiva perchè interminabile;
che è interminabile perchè gli stessi invitati l'hanno creata".

Giancarlo Marinelli